Botia: belli e dispettosi

Tra gli ospiti più diffusi dei nostri acquari troviamo sovente dei pesci a torto utilizzati soltanto come divoratori di lumache. Parliamo del Botia, un cobitadae originario dell’Indonesia e del Sud Est Asiatico.

Tra le specie più diffuse il macracantha (nella foto), spettacolare con la sua livrea arancio e nera, il Botia blu (Botia lecontei), la varietà striata, il Botia lohachata.

Acquistati piccoli, non più di 4/5 cm, riescono a raggiungere anche i 15 cm nell’arco di un paio d’anni, a patto che le condizioni dell’acquario e soprattutto la sua ampiezza, consentano a questo splendido pesce di svilupparsi in tutta la sua bellezza.

Leggo spesso giudizi contrastanti circa la sua indole: tranquillo e affabile, anche con i pesci più piccoli, dispettoso ed aggressivo, secondo altri, anche nei confronti di coinquilini molto più grossi di lui.

La mia testimonianza sta a metà. Ne allevo da parecchio tempo due esemplari in un acquario da 150 litri netti, che nel corso degli anni ha ospitato diversi generi di pinnuti.

I Botia, due esemplari adulti di macracantha, si sono sempre dimostrati piuttosto tranquilli, schivi e per niente intolleranti verso gli altri ospiti.

Soltanto di recente ho assistito ad un terribile attacco nei confronti di una coppia di scalari adulti, ridotti letteralmente a brandelli dall’esemplare più grosso (12 cm).

Gli scalari hanno subito delle pesanti lacerazioni all’epidermide, con grosse perdite di muco e soltanto la mia temerarietà (e la mia infinita pazienza) è riuscita a salvarli da morte certa.

Ritengo, ma è soltanto un’ipotesi, che sia stato proprio il muco degli Pterophyllum ad aver attirato in qualche modo i Botia, rendendoli particolarmente aggressivi.

Del resto, nessun altro episodio di intolleranza o di attacchi si è verificato nei confronti degli altri ospiti dell’acquario (Astyanax leopoldi, Neon, Moenkhausia columbiana, Moenkhausia pittieri, Petitella georgiae ed altri caracidi.

Nel complesso l’allevamento di questi pesci è stato soddisfacente. Pier niente timorosi, sono i veri padroni dell’acquario: voracissimi all’ora del pasto, competono in questo soltanto con gli altrettanto famelici Hyphessobricon erithrostigma, pronti a scatenare vere e proprie lotte per accaparrarsi un prelibato boccone.

L’acquario è certamente a loro congeniale: ampio, ricchissimo di vegetazione (Limnophila, Microsorum, Cryptocoryne, Bolbitis, Echinodorus, Sagittaria)e di nascondigli (un paio di grosse radici di torbiera ricche di anfratti ).

Di abitudini prevalentemente notturne, amano rimanere rintanate nell’incavo dei tronchi durante il giorno, facendo capolino all’ora del pasto o nelle ore serali.

Ovviamente di lumache neanche l’ombra, alla continua ricerca di cibo, “grufolano” l’intero fondale eliminando anche la più piccola particella di mangime sfuggita alle bocche degli altri inquilini, dimostrandosi in ciò decisamente “onnivore”: cibo in fiocchi o scaglie, pastiglie a base di spirulina, chironomus e dafnie surgelate, tutto va bene per la loro dieta.

Per quanto riguarda i parametri di allevamento, ritengo che le condizioni migliori si ottengano mantenendo un pH neutro e una durezza carbonatica medio bassa (3/4° dh), anche se questi pesci risultano adattabilissimi verso valori leggermente più elevati.

La mia maniacale pulizia degli acquari, mi porta a sostituire sovente il 20/30% dell’acqua, con sifonature superficiali del fondale, giusto per evitare che un eccessivo deposito di rifiuti possa fare crescere il carico organico all’interno della vasca.

Purtroppo il dimorfismo sessuale non è evidente, anche se pare che le femmine abbiano una silouette più affusolata rispetto a quella dei maschi. Non si hanno comunque notizie di riproduzioni in cattività.

 

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