![]() ![]() |
Panaque:
una giornata particolare |
|
Discus, discus, discus… e ancora discus! No, non sono stato colto da delirio praecox, per quanto una latente forma di delirio credo alberghi ormai da tempo dentro di me. Queste sono state le esclamazioni manifestate neanche troppo sommessamente entrando nella sera della Panaque, a Capranica, poco distante dalla capitale. Avevo sempre immaginato un allevamento di pesci tropicali come qualcosa che assomigliasse vagamente ad una sorta di struttura “in batterie per polli”, ma mi sbagliavo. Se dovessi descrivere Panaque con un aggettivo userei il termine “efficiente”. Tutto è efficiente, ordinato, programmato, perfetto. La serra accoglie l’osservatore con delle strutture ordinate, pulite, efficientissime. Nulla è lasciato al caso. Flavio Gagliardi, biologo per passione e non solo per professione, mi accompagna in una visita “guidata” dell’intero impianto. Si comincia con le vasche da riproduzione dedicate ai discus, punto di forza dell’allevamento Panaque. Le ampie vasche, divise in due da una rete plastificata, accolgono coppie di discus affiatatissime: pidgeon, cobalt, snake, santarem, turchesi e red dragon, fiore all’occhiello dell’allevamento. Ogni struttura comprende un ampio filtro, dotato di lampada sterilizzatrice, ed un sistema di rcambio d’acqua parziale ma continuo. I discus sono splendidi, in perfetta forma, per nulla intimoriti dall’osservatore che si avvicina incuriosito alle vasche. Seguono gli ampi vasconi collocati a terra che ospitano centinaia di scalari, altro punto di forza dell’allevamento: ghost, map, koi, zebra… c’è da perdere la testa! E poi i selvatici: i “perù” e gli “altum”. Si continua con la sezione dedicata ai guppy, centinaia di guppy di ogni forma e colore. Un’ampia parte della serra è poi destinata alle strutture di stabulazione che ospitano ciclidi nani, africani, caracidi, melanotenidi, e ancora, platy e ciprinidi. Mi soffermo parecchio davanti la “nursery” in cui scorgo centinaia di piccole larve allevate artificialmente dai biologi Panaque con una cura certosina, direi quasi ossessiva. Ogni vaschetta è munita di una sorta di carta di identità dalla quale è possibile risalire senza difficoltà alla coppia che ha deposto, alla data di deposizione, al numero di uova, alla percentuale di schiusa, insomma una vera e propria banca dati. Entro nel laboratorio di biologia, tutto è lindo, pulito, ordinato. Qui si svolge una parte fondamentale del lavoro dei biologi, eventuali malattie vengono immediatamente diagnosticate e curate. Microscopi, vetrini, strani flaconi… sembra di entrare in un gabinetto medico e non in un allevamento di pesci. La mia curiosità non ha limiti, le mie innumerevoli domande vengono puntualmente soddisfatte da Flavio ed Andrea: mi parlano degli inizi della Panaque, la ricerca affannosa di un luogo che potesse garantire la presenza di una falda acquifera capace di soddisfare le necessità di un allevamento del genere, la realizzazione della struttura, le lampade sterilizzatrici, il famoso “pastone” Panaque, la scelta di optare per un allevamento artificiale delle larve… Mi parlano dei discus, sembra che li conoscano uno per uno, “quello ha un caratteraccio”… “quella coppia è molto affiatata”... Ritorno all’interno della serra. Mi soffermo ancora strabiliato davanti l’enorme lavagna posta all’ingresso, scorgo numeri e percentuali, date di schiusa, terapie multivitaminiche… Giro e rigiro per la serra, come un bimbo nel paese dei balocchi, guardo e riguardo i discus, i coni di deposizione zeppi di uova, le vasche piene di larve, i ciclidi africani, torno ancora davanti agli enormi altum e poi ancora dai discus. Rimango colpito da due splendidi esemplari, è un colpo di fulmine, uno di quegli amori a prima vista tanto cari ai romanzi di Liala. Il passo è breve, ma di questo vi racconterò ancora. La giornata volge velocemente al termine, esco dalla serra a malincuore ma soddisfatto per aver trascorso una giornata particolare, colma di emozioni e soddisfazioni. Grazie Panaque.
|